Tumori della Tiroide

 

Le neoplasie tiroidee si dividono in:

*forme differenziate (85% dei casi):

1°carcinoma papillifero, focale o multicentrico;

2°carcinoma follicolare, focale o multicentrico;

*carcinoma midollare (5-10% dei casi);

*carcinoma indifferenziato o anaplastico (5-10% dei casi);

*linfomi, sarcomi (molto rari);

*forme secondarie (molto rare).

La terapia di prima scelta è la tiroidectomia totale, la più radicale possibile. A volte è necessaria anche una linfoadenectomia, ossia l’asportazione dei linfonodi satelliti, quando c’è il sospetto di un interessamento metastatico.

Fatta diagnosi istologica di carcinoma differenziato, è necessario eseguire la terapia radiometabolica con 131I, a scopo ablativo: serve cioè ad eliminare tutte le cellule tiroidee, sia sane sia ammalate, residuate dall’intervento chirurgico. Viene eseguita in regime di ricovero in Reparto Protetto, cioè in assoluta sicurezza da un punto di vista radioprotezionistico: stanze di degenza schermate, con un’areazione autonoma, sistema di stoccaggio e di controllo delle acque reflue radioattive, valutazione di complicanze ed effetti collaterali, dosimetria.

Per poterla eseguire è necessario uno stato di ipotiroidismo, cioè il paziente deve trovarsi in notevole carenza di ormoni tiroidei. Quindi devono passare almeno 4-6 settimane dall’intervento chirurgico o dalla sospensione della terapia con l-tiroxina.

In questa fase è di assoluta importanza ridurre l’assunzione di iodio, in particolare evitare l’uso di sostanze come il sale iodato, alcuni dentifrici, i mezzi di contrasto radiologici, sostanze dimagranti, alcune creme contro la cellulite, ecc..

Alla terapia radiometabolica segue il follow-up, cioè la rivalutazione periodica dello stato di malattia tramite la determinazione dei valori dell’hTg (Tireoglobulina) e degli AbhTg (Anticorpi anti-Tireoglobulina) sierici e l’esecuzione della scintigrafia totale corporea con 131I (WBS o TB 131I), nonché ovviamente degli ormoni tiroidei e del TSH, che devono essere tenuti in concentrazioni tali da non favorire lo stimolo alla replicazione cellulare di ipotetiche cellule tiroidee ancora in vita.

I dosaggi dell’hTg, AbhTg e l’esecuzione delle scintigrafie devono essere eseguite in presenza di alti valori di TSH: questo è possibile inducendo l’ipotiroidismo, mediante un congruo periodo di sospensione della terapia con ormoni tiroidei.

Attualmente, in alcuni casi, per una valida determinazione dei valori dell’hTg ed esecuzione della scintigrafia totale corporea con radioiodio può essere utilizzato un altro sistema, che si basa sulla somministrazione per via intramuscolare di una quantità determinata di TSH umano ricombinante (rhTSH): con questo metodo si induce un rapido ma fugace picco ematico del TSH senza interrompere la terapia con lT4, evitando quindi quella condizione clinica, assolutamente mal tollerata dai pazienti, legata all’ipotiroidismo. Il suo utilizzo è abbastanza frequente, ma non ancora routinario.

Qualunque sia la metodica utilizzata, in caso di positività del TB 131I e dell’hTg, è necessario in linea di massima ripetere la terapia radiometabolica con il radioiodio ed in taluni casi reintervenire chirurgicamente per rimuovere residui tiroidei, linfonodi o metastasi più voluminose.

Nel caso del carcinoma midollare della tiroide, si procede alla tiroidectomia totale, eventualmente alla Radioterapia con fasci esterni. Nel follow-up riveste importanza fondamentale il dosaggio della calcitonina e l’esecuzione della scintigrafia totale corporea con meta-iodo-benzil-guanidina marcata con 131I (MIBG-131I), utilizzata anche in terapia a scopo palliativo, assieme all’Octreotide marcato con 90Y, e con 111In-Octreotide, per la ricerca dei recettori per la somatostatina.

Trattandosi spesso di forme a carattere ereditario, è necessario procedere allo screening familiare col dosaggio del CEA e della Calcitonina, in condizioni basali ed eventualmente dopo stimolo con pentagastrina.

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